All over the map

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Dal 2 Maggio al 10 Giugno tra gli artisti presenti a “All Over The Map” esporrà Angelo Iannone, artista fotografo che ha presentato alcune sue opere al Centro PHOS.

L’inaugurazione avverrà Venerdì 2 Maggio 2014 in Via Emilia San Pietro 22, Reggio Emilia.

Fotografia Europea 2014 // circuito off
dal 2 maggio al 10 giugno 2014
via Emilia San Pietro 22 – Reggio Emilia
aperto venerdì, sabato e domenica ore 10-2

In un mondo popolato di input visivi costanti, di immagini (che facilmente generano tilt comunicativi), ciò che ci troviamo a osservare non ha, e non avrà mai, una verità assoluta; in questi termini la fotografia diventa deposito di punti di vista, di assemblaggi provenienti da relazioni globali, ibride. La genialità dell’artista sta nelle sue doti di “acrobata”, di abile equilibrista in grado di “sfidare le leggi del probabile o addirittura del possibile; – o, come sostenuto da Barthes – all’estremo opposto, egli deve sfidare quelle dell’interessante: la
foto diventa “sorpresa” dal momento che non si sa perché sia stata fatta”. Rilevare e scegliere un preciso soggetto significa scoprire con il proprio sguardo qualcosa di nascosto e di intimamente personale che solo io individualmente posso memorizzare secondo quelle che sono le mie precise direttive; custodire nella memoria (cerebrale) quell’attimo e imprigionarlo in una memoria collettiva (visiva) tramite il mezzo fotografico, rende il soggetto prescelto, e il mio punto di vista, disponibili alla lettura del prossimo.
L’inafferrabilità di ciò che il fotografo descrive nello scatto si ritrova nei lavori qui presentati; gli artisti costruiscono un dialogo diretto con il punto di vista dell’osservatore e trascinandolo raccontano il proprio sé personale e culturale.
L’indagine sulla relatività del visibile, si approfondisce seguendo più punti di analisi. Dall’identità, con lavori con esplorano quella che è la figura dell’autore e il proprio corpo, alla vera e propria ridefinizione dell’artista che parte da una realtà already made per scegliere di giocare/riflettere con la memoria privata e pubblica. La riflessione sul rapporto tra l’io e l’altro è costante di molti progetti che si prefiggono di mostrare ciò che è invisibile agli occhi. In tutto ciò, la memoria, nelle vesti di figlia della mente umana, torna come sentore di un
tempo che si rifà al proprio trascorso storico e che evolve registrando il già vissuto; come se fosse un appiglio alle nostre tradizioni ormai miste.
Si tratta di una raccolta di memorie archiviate e ricercate secondo ciò che non si vede a prima vista. Con la fotografia, ciò che storicamente e artisticamente rimane è la presenza del soggetto rappresentato e oggi, più che mai, a farsi presenza tenace è soprattutto ciò che il nostro soggetto racconta e il modo in cui apre un piccolo pertugio sul tetto del visibile. “Le fotografie di paesaggi […] devono essere abitabili, e non visitabili. […] il mio desiderio – per citare ancora una volta Barthes – è fantasmatico, esso nasce da una sorta di veggenza
che sembra portarmi avanti, verso un tempo utopico, o riportarmi indietro, non so verso quale regione di me stesso”.

Ilaria Gentilini

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