Attila Floszmann

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Residenza d’artista

 

E’ stata innaugurata il 15 maggio 2013, con l’ungherese Attila Floszmann, la prima Residenza d’Artista di Phos.

L’artista è stato il vincitore del premio speciale PHOS al Concorso internazionale per libro d’artista NOPX Artbook 2012 | 2013, con “Silence after the revolution” un progetto fotografico che racconta con distacco e neutralità la distruzione di un intero paese, la Libia.

La residenza è durata due settimane e questo è ciò che Attila Floszmann ha scritto a riguardo: “Aspettai con ansia il primo giorno della residenza, poiché erano già passati un bel po’ di anni dall’ultima visita che avevo fatto nella regione piemontese. All’arrivo a Torino fui accolto da forte pioggia che nei giorni successivi non mostrò alcuna intenzione di cessare. Quindi fui costretto a passare i primi giorni nella solitudine della mia stanza. E’ stato in quelle ore che mi divennero veramente familiari i film di Tarr Béla, film considerati opere eccellenti dell’arte cinematografica contemporanea. In quelle giornate cercavo ‘rifugio’ nei film di quest’autore. Il grigiore del tempo prese sempre di più sopravvento. Lì, in quei momenti, assaporando i film di Tarr Béla, mi resi conto di ricordarmi appena di com’è l’uomo ungherese che vive in campagna, lontano da ogni bellezza e da tutte le impurità urbane. Nei film di Tarr Béla si ritrovò contemporaneamente il vuoto e la ricchezza delle forme di vita in campagna. Fui molto impressionato dalle sue immagini in bianco e nero che respirano lentamente. Quell’umida distanza grigia mi fece vedere e sentire con certezza che avrei passato l’inverno successivo in cascinali dispersi delle contrade ungheresi, che avrei voluto mostrare con immagini mie, create con l’aiuto dei sensi, con i mezzi della mia ‘visualità’. Quei giorni furono per me di grande interesse, in quanto lì e allora concepii l’idea di realizzare una serie con la quale ciascun autore deve necessariamente confrontarsi. L’autore, in possesso di tali esperienze, è in grado più avanti di riassumere in una cornice visuale più complessa, per meglio dire più coerente, le culture a esso estranee. Arricchito di esperienze, acquisite nell’esaminare a lungo il funzionamento delle città della mia Patria, riuscendo a coinvolgere nel lavoro una grande varietà di classi sociali, riuscii a realizzare una serie visivamente più complessa, durante la rivoluzione in Libia. Negli uomini delle città, indipendentemente dal Continente dove essi hanno dimora, per me era da sempre visibile un qualcosa in comune, che vive ‘da parassita’ nel profondo delle persone, sfruttandole senza tregua. La distanza fisica tra le persone in città diminuisce costantemente, e di conseguenza, in un modo paradossale si allontanano sempre di più gli uni dagli altri, diventando continuamente più rigidi, più diffidenti tra di loro. L’uomo della campagna è per me una silhouette che s’intravede da lontano, che ambisco a conoscere e far conoscere. I primi giorni della residenza torinese mi fecero rendere conto di tali rivelazioni e per questo sono infinitamente grato.
Nei giorni successivi arrivò il bel tempo. Torino mi travolse immediatamente, come se un inafferrabile incanto misterioso tenesse uniti tutti gli elementi – l’atmosfera, gli edifici, le colline, il fiume, e la gente della città. Soltanto in alcune città riuscii a percepire tale coerenza. Barcellona, Copenaghen, Torino, sono questi i posti, dove sarei in grado di prendere domicilio per un certo periodo.

Da Enzo ebbi tutto l’aiuto necessario; durante la mia permanenza a Torino tutti hanno cercato di sostenere al massimo ogni mia idea. Così riuscii a realizzare un libro in numero di copie limitate, che è stato poi presentato dalla mia galleria di Budapest a Vienna, in occasione del Photo Book Festival. Abitavo a Chieri, al centro Phos, che a mio parere ha a disposizione un’attrezzatura in grado di soddisfare pienamente ogni fotografo dal punto di vista della stampa e sviluppo. E Ilaria fece delle ottime stampe per il libro in questione. Fui arricchito da numerosi impulsi che nel prosieguo della mia serie sulla Libia mi risultarono utili, mentre il nuovo ambiente m’ispirò parecchi appunti che diedero una nuova svolta alla realizzazione della serie stessa. Lasciai la città col cuore pesante e al contempo anche contento. Grazie alla squadra di PHOS e ai torinesi.” (Attila Flosmann, Budapest, Ottobre 2013)

 

Durante le due settimane di residenza Attila Floszmann ha realizzato una copia del libro d’artista, in edizione limitata, “Silence after the revolution”.

Il libro è stato stampato nel Lab di Phos, laboratorio per Fotografia Fine Art.

 

 

Il libro è stato poi presentato al Vienna Photo Book Festival nel giugno 2013, dalla Galleria Nessim di Budapest, con cui l’artista collabora.

L’artista durante la residenza è stato intervistato da Chiara Pacilli su “42” di Radio Flash, il 28 Maggio 2013 a Torino. Di seguito alcune immagini di Attila Floszmann durante l’intervista.