CENTRO FOTOGRAFIA TORINO

Mattia Paladini

 

L’assenza di ombre espone senza filtri all’enorme portata del fiume Mekong, espressa non solo nel suo senso fisico, ma anche nel vitale e continuo mutamento antropologico. Ciò che colpisce è il paesaggio rurale e metropolitano, e in esso il dialogo tra architettura, presenza umana e natura.  Non appena la metropoli cede un briciolo di spazio, la giungla se ne appropria. Le fotografie vogliono rappresentare un paesaggio in continuo movimento, una crescita urbana resa possibile dal vo tessuto sociale e dalle risorse naturali del Mekong. E’ un lavoro silenzioso sulla connessione tra natura, urbanizzazione e occupazione del paesaggio. Nel caos organizzato di questo paese, il fotografo non può che testimoniare la realtà come un complesso di contaminazioni con uno sguardo discreto  e oggettivo.

 

Mattia Paladini:
Nato a Ivrea nel 1988. Fin da giovanissimo sviluppa un forte interesse per le arti visive. Nel 2007 frequenta lo IED (Istituto Europeo di Design) di Torino, si diploma in fotografia e tecniche fotografico nel 2010.
La sua ricerca personale si concentra sul paesaggio, inteso come luogo d’intervento umano, incontro di natura e architettura. Dal suo punto di vista l’urbanizzazione e l’uso del cemento nelle grandi opere stradali e architettoniche, sono visti come elemento estetico che arricchisce il territorio. Attratto anche da luoghi “asettici”, dall’architettura semplice e lineare, come aeroporti e parcheggi nei quali la figura umana ha solo un ruolo secondario e ornamentale. Attento a riportare la reale proporzione tra uomo e natura.
Nel 2007 inaugura la mia prima personale dal titolo “ : << “ (ossia due punti aperte le virgolette), ad Argenta (FE); nel 2010 espone ad Issogne, la mostra dal titolo: “DIVERSA” Paesaggi valdostani. Nel dicembre dello stesso anno, ho partecipato alla collettiva “Voci e silenzi di Lomé” a cura dell’Istituto Europeo di Design, in Piazza Carignano a Torino e nel 2016 espone nella personale “Bianco – Ingenuo” presso Phos assieme a Sophie Anne Herin.